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IL CANTAMAGGIO Testo |




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Cantamaggio |
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Il “Cantamaggio” a Ficulle ha origini che si perdono nel tempo. Qualsiasi ficullese, a domanda, risponderà che “il Maggio a Ficulle si è sempre cantato”. La sera del 30 Aprile, appena fatta notte, squadre di decine di uomini (in seguito anche donne), per lo più contadini, partivano cantando a più non posso e con in testa il “sonatore” di organetto, per un lungo giro nelle campagne che si concludeva all’alba. Nei poderi trovavano sempre gente disposta a largheggiare in uova, pane, prosciutto, formaggio e, soprattutto, vino. Non è facile immaginare in quali condizioni vedevano sorgere il sole; si racconta che un anno il suonatore si accorse di essere finito in una “troscia” solo quando l’organetto smise di suonare perché si era riempito d’acqua. Il giorno dopo, la festa continuava con frittate giganti fatte con le uova raccolte e, tanto per cambiare, sbornie ricordevoli. Ma cosa canta il Maggio? Canta la gioia per l’arrivo dell’estate, canta la fecondità della terra e degli animali, canta l’amore, ma non solo: esorcizza il male, scaccia la tristezza, invita a mangiare e a bere a sazietà, trasmette inequivocabile un messaggio di vitalità e di speranza in un domani migliore. Oggigiorno è più che mai opportuno raccogliere i messaggi positivi che vengono dal passato; l’operazione culturale compiuta dall’Amministrazione Comunale serve a rafforzare una vecchia tradizione e vuole anche spingere a riscoprire un certo gusto della vita semplice che oggi si rischia di perdere, insieme alla memoria orale, in questo mondo sempre più dipendente dalla realtà virtuale di “mamma TV”. L’Amministrazione Comunale |